martedì 5 settembre 2017

Pierrot Le Fou, Il Bandito Delle Undici

Parlare del cinema francese è molto difficile; parlare di Pierrot Le Fou è ancora più difficile.
Si rischia di passare per snob descrivendo la propria passione per delle pellicole delicate, ma allo stesso tempo dirompenti e provocatorie come quelle francesi, si viene accusati di essere snob se si parla dell'impronta semplice, ma irriproducibile degli autori della Nouvelle Vague. Proprio della Nouvelle Vague parleremo, in quanto Jean-Luc Godard, regista de Il Bandito Delle Undici è uno dei suoi massimi esponenti. Trattasi di un movimento del cinema francese che pone al centro di tutto il regista. I film in questione sono semplici, girati con pochi attori, spesso neanche famosi, pochi addetti, macchina a mano ed eliminando ogni sorta di artificio, per renderli il più possibile simili alla realtà che vogliono rappresentare. Eppure lo scopo non è ottenere un film semplice, ma un film immediatamente riconoscibile nella sua semplicità grazie all'impronta autoriale personale del regista.


Pierrot Le Fou, in italiano Il Bandito Delle Undici, è un film del 1965.
I due protagonisti, Ferdinand e Marianne, che precedentemente avevano avuto una relazione, si rincontrano dopo cinque anni.
Mentre Ferdinand riaccompagna a casa Marianne, decide di abbandonare moglie e figlio e seguirla nella sua vita all'insegna del crimine. Inizia così la loro avventura, ricomincia così la loro storia d'amore. Non ci è dato sapere nulla del passato dei protagonisti, percorriamo soltanto i loro passi nel presente, partecipando alle scorribande che di criminale, nonostante la loro crudezza, sembrano avere poco dato quell'alone di poeticità che vi aleggia intorno. Ferdinand stesso infatti, il nostro Pierrot, spesso scrive, regalandoci un'interpretazione magica e letteraria di questa nuova vita senza regole.
Grazie a questo i due banditi diventano gli scrittori della vicenda, ma allo stesso tempo i narratori, essendo che spesso si rivolgeranno al pubblico per raccontare, oltre che per "dialogare". La caratteristica più sorprendente e geniale è che a volte si uniranno proprio a questo pubblico diventando loro stessi spettatori. Questo continuo abbattimento della quarta parete in maniera non convenzionale è una delle peculiarità più interessanti. Godard gioca col cinema, sperimenta, divertendosi e divertendo chi ha il piacere di guardare il suo film, un film che appare piacevolmente francese. Ciò che colpisce di più nel guardare quest'opera è proprio il tipico modo di raccontare quella che altrimenti potrebbe essere una storia alla Bonnie e Clyde come tante ne esistono, ma che invece risulta fine, nonostante la violenza.
Consiglio vivamente la visione di questo film, che a modo suo seppe fare scalpore all'epoca, che sicuramente sorprende anche oggi e che forse non smetterà mai di sorprendere chi vorrà esserlo.

1 commento:

Benedetta Leoni ha detto...

Ciao, nuova follower! Complimenti per blog e post, qui l'ultimo appena pubblicato da me: https://ioamoilibrieleserietv.blogspot.it/2018/01/recensione-non-e-la-fine-del-mondo.html


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